

IL DEMOTICO MEROITICO
Mario Menichetti
Uno dei misteri più inestricabili nel campo della linguistica è la decifrazione delle scritture meroitiche.
Ancora oggi queste scritture risultano decifrate soltanto in minima parte. Il motivo risiede nel fatto che la
lingua non sembra avere collegamenti in maniera esauriente, direi convincente, con nessun’altra lingua. Gli
studiosi hanno avanzato una serie di teorie in proposito ma le stesse col tempo hanno finito per essere sempre
oggetto di contestazione. Così oggi l’enigma continua e forse non si arriverà mai ad una idonea conclusione.
Il meroitico era in uso all’incirca dal III a. C. al III sec. della nostra era ed era parlato nell’Alta Nubia (attuale
regione del Sudan del Nord) e forse qualcuno azzarda che fosse utilizzato soltanto da alcune cerchie di
persone. Il presente scritto comunque non intende affrontare la dialettica connessa alle origini della lingua.
Esiste nel merito una copiosissima letteratura del
pro
e del
contra
. Il lettore in proposito può consultare – per
avere un’idea, una panoramica molto sommaria dell’argomento - un mio scritto apparso su
egittologia.netanni orsono ma che io stesso considero oggi alquanto obsoleto in alcune parti. Una copiosa messe di
informazioni la si può attingere da un pregevole lavoro di Kirsty Rowan che si trova nel sito
http://www.soas.ac.uk/linguistics/research/workingpapers/volume-14/file37822Gli studiosi, come detto,
che hanno affrontato il problema di queste scritture sono molti e tanto per citarne alcuni ricordo il Griffith
(colui che nel 1909 - 11 riuscì a decifrare i caratteri del demotico meroitico), Hintze (in epoca recente forse
il maggior studioso dell’argomento) e poi Hummel, Greenberg, Rowan, Claude Rilly, Alex de Voogt, Clyde
Winters ecc. In questo scritto mi propongo di illustrare alcuni principi finalizzati alla lettura del così detto
demotico meroitico
, ricorrendo a degli esempi inerenti quel poco che si riesce ad identificare in queste
misteriose scritture. Oltre ai così detti
geroglifici
monumentali
, la maggior parte delle sacre iscrizioni
rinvenute nella zona di Meroë all’interno delle piramidi, su stele e nei cimiteri sono quelle riportate in
demotico meroitico
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. Queste iscrizioni, contrariamente al demotico egiziano utilizzato, com’è noto per usi
correnti, erano scritture sacre né più, né meno dei geroglifici e al pari dello ieratico nel Tardo Regno.
Fu
l’egittologo e archeologo inglese Francis Llewellyn Griffith che negli anni 1909 -
1911 riuscì a
decifrare il demotico confrontando questo con le scritture geroglifiche in testi provenienti da
iscrizioni riportanti sia il geroglifico che il demotico.
2
Purtroppo la lettura dei geroglifici e del
demotico si dimostrò una specie di
vittoria di Pirro
perché la maggior parte delle parole
risultarono incomprensibili in quanto, come accennato in premessa, ci si trovò di fronte ad un
linguaggio del tutto sconosciuto, non avente affinità comprovata con nessuna famiglia linguistica.
Alcune iscrizioni però riuscirono ad esser decifrate, quelle ad esempio, inerenti a sovrani, divinità
ecc. In base alla iconografia collegata alle iscrizioni furono infatti individuate determinate scritte. Il
passo successivo fu quello di attribuire a quelle parole, di cui si aveva la certezza del significato, un
valore fonetico ai segni sia geroglifici che demotici.
Nel presente lavoro mi sono basato sulle ricerche condotte dall’egittologo e archeologo Ugo Monneret de
Villard (1881 – 1954), uno dei più noti studiosi di queste iscrizioni. Il Monneret ha traslitterato e, per quanto
possibile, decifrato – sulla base di quanto accennato - una serie di reperti esistenti nell’area di Meroë
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. Si
riporta qui di seguito una rappresentazione grafica, creata dal Monneret, dei vari segni con la relativa
traslitterazione da lui utilizzata. A sinistra i segni demotici, a destra i relativi segni di traslitterazione: